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MATTONI ROSSI A LEIDEN - II parte

Writer: Luigi Perissinotto
Luigi Perissinotto
5 hours ago
6 min read

14 Settembre 2026

Dedicato a Marzia


22826.1208

L'amore che mi hai dato

Marzia

È onda di marea

Un'eclissi di stelle

Una bufera di farfalle


È un fremito di cascata

Un sussurro di orchestra

Un rettilineo nel bosco


E’ luce è cristallo,

bruma autunnale

polvere che disseta


E’ colore,

aurora verde boreale

veste blu di Touareg

zolfo giallo di Java


E’ terra azzurra dal cielo

narici nere di gorilla

bianca corteccia staccata del platano


Unico come rugiada del Namib

Forte come lo stelo di Anemone

Smisurato come atomo di cosmo


Leggero tra montagne di pietra

Infinito come il ricordo di un tramonto

Inesauribile come il battito del tuo cuore


L’amore che mi hai dato

Marzia

era divino

lo è, lo sarà’ per sempre!


gigi

II parte


Fuori, lungo i canali di Leiden, la luce obliqua del pallido sole del mattino olandese non trapassa le severe murate di rossi mattoni, con fatica filtra dalle alte vetrate e sparge nella sala un pulviscolo di finissima cenere.

L'austero edificio, sede dell'università, è una catapulta temporale che stordisce e disorienta le nostre percezioni. Come in una cella, l'Aula Magna in cui ci troviamo isola, ma non protegge. Siamo estranei spettatori di un rituale, di una cerimonia arcaica che pare una vanagloriosa messa laica.

I nostri figli sono tre improbabili ufficianti sottoposti al giudizio di quindici alti prelati, un nobile dignitario, un chierico e una plebe variegata e moderatamente intimorita.


Giardino interno Università di Leiden
Giardino interno Università di Leiden

Nel cenacolo universitario passano ancora interminabili minuti di preoccupante silenzio. I tre affettati damerini non sono per niente tranquilli. Marzia ed io siamo sui carboni ardenti e senza una via di fuga, che, d'altronde mai avremmo intrapreso.

Ancora silenzio, calma che non dà pacificazione.



Francesca e Filippo, senza preavviso si alzano e, con mestizia, rivolgono un flebilissimo benvenuto, in inglese, al vuoto dinanzi a loro. Il loro sguardo non incontra altri occhi, non quelli dei quindici "pretori" tanto meno i nostri.

Pare abbiano imparato la parte, sembrano conoscere i tempi e le modalità di questa, per noi sconcertante, funzione "religiosa". Flavio ha senz'altro istruito fratello e sorella.


Filippo torna a sedere al proprio posto e Francesca apre il simposio.

Con voce incredibilmente stentorea sveglia gli astanti da un torpore irrequieto. La mia conoscenza della lingua inglese è modesta e solo i nomi dei fratelli, da lei pronunciato un paio di volte, nel caos del mio cervello mi giungono chiari, il resto è frastuono.


Una ragazza seduta accanto a noi, probabilmente una collega di Flavio, spiega a Marzia che Francesca ha semplicemente presentato i fratelli e più tardi, durante la "PhD Defence" (la Difesa della tesi di Dottorato) il suo compito sarà quello di "dare la parola" a coloro che la chiederanno.

Mi basta questo per peggiorare quanto già non avevo compreso. Inoltre il termine "Difesa" mi preoccupa in quanto sottintende ci possa essere una battaglia o una rissa.


La giovane donna di fianco a Marzia si esprime in un italiano elementare, parla sottovoce ripetendo le parole più complicate e mi sorprende quando sento da lei evocare il termine "paraninfa". Un vocabolo obsoleto ed arcano mai, prima d’oggi, da me udito. Francesca è una Paraninfa e Filippo un Paraninfo!


Spiega con fatica la giovane accademica che, nella tradizione olandese, queste figure hanno il ruolo di aiutanti, assistenti e difensori del Dottorando in caso di aggressione (?) durante la cerimonia di conferimento del titolo. Non aggiungo altro, è già tutto piuttosto contorto e non è necessario infierire. Ascolto come in catalessi.


Filippo, spiega ancora la ragazza, ha un compito "leggermente" più arduo: deve illustrare il contenuto della tesi ed intervenire, anche se non detiene conoscenze specifiche sull'argomento della tesi, in caso di difficoltà di Flavio.

In quale modo non mi è chiaro, ma la ragazza mi sembra tranquilla e non oso chiedere niente. Inoltre la mia voce, il mio tentativo di intervenire inizia ad infastidire Marzia che non aspettava altro per colpirmi al fianco.

Alla studentessa è invece concesso di parlare ancora. Precisa, ma non era necessario, che spesso, il Paraninfo, è un compagno di studi, ma può anche essere un familiare, un amico o un collega.


Fortunatamente Francesca si risiede, Filippo prende la parola, e la fantomatica olandese, amica di Flavio, finalmente si zittisce.

In un inglese fluente, ma per me e per Marzia autentico ostrogoto, Filippo "sembra" parlare di Flavio e del suo lavoro. Uno schermo alle sue spalle si riempie di formule matematiche che Filippo "sembra" riconoscere e spiegare ai convenuti, professori compresi.

È un evento inspiegabile! Filippo non è mai stato un appassionato di matematica mentre adesso lo "sembra".


"Professoroni" in Consiglio
"Professoroni" in Consiglio

Sullo schermo scorrono le pagine della tesi di Flavio e Filippo continua a "sparare" numeri e formule in una assurda terminologia "cirillica". Poi, senza preavviso, si accomoda e si alza Flavio. Pronuncia poche ed enigmatiche parole. Appoggia le mani sul leggio, socchiude gli occhi ed aspetta...

Un nuovo silenzio permea la sala ed una imprevedibile e tenera vibrazione, quasi una panacea, pervade me e Marzia. Probabilmente le nostre menti ed i nostri corpi hanno deciso di assecondare gli eventi.



Lo scheletrico dignitario, assiso sul trono nel mezzo della stanza, volge lo sguardo, cupo e sospettoso, al tizio con il bastone cerimoniale. Il tizio sbatacchia lo scettro sul pavimento ed il pavimento risuona, anch'esso cupo e sospettoso, tra le pareti della sala.

Filippo si alza, Flavio non si risiede e Francesca resta immobile al suo posto.

Il Paraninfo guarda i "pretori" seduti a lui di fronte, severi, muti e paradossalmente attoniti. Declama qualcosa che a noi sembra priva di senso, ma capiamo che è il preludio all'inizio delle danze.


Il primo togato ad alzarsi è un giovane o forse è un vecchio, non siamo in grado di capirlo, è panciuto ed ha la barba. Ha occhi rotondi come quelli di un bue. Potrebbe essere un cuoco invece è uno scienziato.

Si rivolge a Flavio, unico dei tre elegantoni rimasto impettito e ritto in piedi.

In quale lingua non mi è dato intendere, mi pare tedesco ma potrebbe essere olandese. So che Flavio è in grado di capire questi idiomi, ma risponde in inglese. Almeno credo lo sia in quanto la sua replica è talmente satura di numeri e di nomi di persone misteriose che potrebbe essere il già citato "ostrogoto".

Il luminare pare soddisfatto, torna al suo posto e lancia un assenso a Francesca che, a sua volta, accenna un timido benestare al solitario dignitario quasi dormiente sul trono.


Marzia finalmente sorridente - L'Aula Magna finalmente vuota
Marzia finalmente sorridente - L'Aula Magna finalmente vuota

Senza alcun verbo sonoro o messaggio, cenno o segnale visibile, come per effetto di un prodigio astrale un secondo laconico personaggio si alza dagli scranni del "magnifico simposio".

Assomiglia al precedente, ma è senza adipe e con gli occhiali. Potrebbe essere un prete ma è uno scienziato.

Come il collega a lui precedente pone a Flavio una breve domanda, riceve risposta e richiede o riformula il quesito. Poi, quasi appagato ma non persuaso, ridiscende guardingo tra i suoi simili.



La cerimonia continua con gli altri solenni e seriosi personaggi vestiti di nero, tra cui alcune donne e un "professorone" piuttosto cattivo che mette in difficoltà Flavio. Non sapremo mai il motivo della "singolar tenzone". Per tanti motivi. Quelli di Flavio resteranno ignoti nei "secoli seculorum". Noi genitori crediamo si tratti di stress, stanchezza e voglia di porre termine al "combattimento". Inoltre la lingua utilizzata dai due contendenti a me pare non sia per entrambi la medesima, ma non ne sono certo, d’altronde non avrei capito niente ancorché avessero parlato in italiano! 


Il rituale continua e Flavio, alle domande, incrollabile risponde, mentre a crollare per davvero siamo noi due.

Marzia è  pallida e gli occhi sono stanchi, hanno un lieve segno rosso agli angoli e le sue mani, che stringo, mi sembrano ossute più del solito. Finirà prima o poi.

Vorrei tranquillizzarla, ma non ne ho il tempo, due botti risuonano forti ed improvvisi accanto al podio dove dormicchia il vecchio patriarca rinsecchito.

È il regio bastone con pomo d’argento, del tizio senza voce, che batte sul pavimento.

È apparso dal nulla, senza rumore di passi senza fruscio di vesti ed i suoi colpi sul legno hanno interrotto le parole degli antagonisti.

Scienziato e Dottorando ammutoliscono. Non concludono la frase, non salutano, non ringraziano. Il luminare esegue un repentino dietro front mentre Flavio rimane in piedi, rigido come un baccalà.


Il tizio del bastone apre la bocca per la prima volta. Esclama con timbro sordo e gutturale "time is over". Il Magnifico rinsecchito ripete "time is over", scende dal baldacchino e si avvia, senza fretta, verso l'uscita principale dell'aula magna.

La platea si alza in piedi. Escono anche tutti i professori. La platea si risiede.



Dopo quindici interminabili minuti rientrano tutti, bastone e uomo macilento compresi. Quest’ultimo sembra aver trovato un’energia inattesa ed impensabile fino ad un attimo prima. Sorride a scatti e la catena d’argento con tazza da sommelier che tiene al collo dondola ad ogni suo singulto. Una donna togata, più felice che sorridente esce dai ranghi e consegna a Flavio quella che sembra essere una Pergamena e lo abbraccia arrampicandosi verso i suoi due metri.

Filippo e Francesca, come fidi scudieri, restano al fianco del fratello, sembrano esausti più di lui, ma non lo perdono di vista. Gli altri quattordici, uno alla volta, si complimentano con il neo Dottore, alcuni si limitano a dare la mano, altri lo cingono e lo abbracciano altri ancora danno il cinque. In una momento di tregua la sua Tutor legge, commossa se non piangente, un encomio dal tono personale.

Sembra davvero finita l’improba Defence.



Ci guardiamo attorno. E’ festa!

Le facce sono cambiate, i professoroni adesso sorridono, anzi garrulano come bimbetti, anche il vecchio torna a sorridere e finalmente parte un grande e liberatorio applauso.

Marzia piange. Io ho intenzione di farlo.



2 Comments


Gigi
3 hours ago

Mettete sempre il vostro nome. Così sarà più facile e piacevole rispondervi. Grazie. Gigi

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Guest
3 hours ago

Marzia sarà sempre la tua Musa!

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