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ORIZZONTI SENZA PAROLE

  • Writer: Luigi Perissinotto
    Luigi Perissinotto
  • Jan 8
  • 4 min read
7 Gennaio 2026

Osservare dalla pianura, oltre i rami dei pioppi, l'orlatura infinita dei monti mi rende felice.

Lo sguardo che trapassa l'azzurro, dal Baldo sopra il Garda, fino all'ultimo velo sull'Istria, laggiù sul mare, come linea impalpabile alle mie spalle, come luce divina, come terra svanita sull'oceano.


Il profilo dei monti alle spalle del paese
Il profilo dei monti alle spalle del paese

L'arco potente delle vette è l'incanto di un immenso miraggio su mille campanili, su tetti, vigneti e piccoli boschi e... su troppe brutture. Su cementi ed asfalti, altrettanto infiniti. Altrettanto poderosi.


I Monti del Sole nel Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi dall'argine della Piave
I Monti del Sole nel Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi dall'argine della Piave

Piancavallo inizio inverno dall'argine della Piave
Piancavallo inizio inverno dall'argine della Piave
... troppe brutture
... troppe brutture

Lo sguardo ora non indugia sul crimine umano e vola poco più in alto, dove gli azzurri diventano immacolati. Dove il cielo è la continuazione della bellezza terrena.

Seguo la linea delle nevi tagliare la grande ed aguzza corona come leggera scansione tra un pianeta di uomini e l'Eden perfetto. La gradazione celestiale separa i due mondi dove, quello meno visibile è quello vicino a me, vicino alla pianura, dove l'orizzontale incontra la prima china.

Più su le vette sono anticipate da bianchi declivi e poi spareggiate in forre e canaloni, quindi ammonticchiate ed appuntite come denti di squalo. Sono un abbaglio e un disinganno. Sono ipnosi totale. Sono pura, bramata e ritrovata, dolcezza.



Dalla mia terra, bassa e piatta, da questo confine parallelo ai miei occhi sono orizzonti disordinati e lontani e, visti dal mare, sono oblunga nuvola affilata che da occidente, oltre le trincee del Pasubio, giunge a morire nelle foibe slovene.

Uno sbarramento della pianura, una ellisse lunga, blu, viola, infine rossa, dall'alba al tramonto fino a scomparire con e senza luna.

È un arco potente che rigenera lo spettacolare bastione "gotico" ad ogni stridio di bora e ad ogni quiete di tempesta. Prospettive ogni volta diverse al minimo cambio del mio punto di osservazione. E' sufficiente un passo a sinistra od uno a destra, uno spostamento lieve in avanti o due passi indietro per scompigliare questo vago confine fra cielo e terra.

Per scorgere nuove fenditure e nuove ondulazioni e vette lontane mai prima raggiunte dallo sguardo.

Per vedere al di là, dall'altra parte della siepe oltrepassando un immaginifico colle che "dell'ultimo orizzonte il guardo esclude" (Leopardi).


La Valbelluna con sullo sfondo le Dolomiti Bellunesi
La Valbelluna con sullo sfondo le Dolomiti Bellunesi

Al calare del vento, nel vapore emanato dalla terra, nella stanchezza imprudente dei suoi abitanti, nel caos laico e nel giogo delle macchine, diventa terra clamorosamente celata, quasi sommersa dalle nubi, spesso dentro la nebbia e fuori da essa, grigia o fosforescente, lucida opaca, algida alcune volte, altre volte azzurra, dal mattino alla sera e con la luna, lucente, anche di notte, talvolta. Sempre un mistero. Sempre attaccata al limitare degli occhi, confinata oltre la linea dello sguardo, come abbaglio nell'oscurità come ombra fuggente di una falena, terra sconnessa e profonda, ai miei occhi sempre visibile.



Tra me e quella linea di monti, tra me e la pedemontana (nome assai brutto per tanta bellezza) una savana di alti pioppi sospesi ai lati di fossi di acqua lenta e di platani maestosi, dalla pelle come leopardi albini, lungo le strade un tempo per muli e cavalli e cavalieri. E campi di granoturco e filari di viti tra vecchi e ossuti "moreri".


La corteccia del platano
La corteccia del platano
Morer
Morer

Tra me e la linea dell'orizzonte uomini e donne come api tra fiori di acacia, frenetici come rondini a pelo d'erba prima del temporale, troppo indaffarati per poter vedere ciò che è magnificenza.

Troppe strade, troppe rotonde e viadotti e bretelle e svincoli, talmente numerosi che una siepe tra le carreggiate è considerata l'ultimo bosco. E poi case, molte costruite sopra finte e piccole dune con magnolie nel mezzo, altre a schiera con minuscoli praticelli e condomini con una cascata di inutili poggioli, e capannoni sempre, ovunque e grigi, e prefabbricati orrendi in mezzo alle case, tra praticelli di erbacce e recinzioni di plastica arancione ad occultare cementi, e macchine spaventose a decapitare gli ultimi ontani e gli ultimi aceri campestri.



La mia pedemontana è aggredita da fauci affamate di grigio. Al di là di essa, a est e a nord di essa, dove i monti lasciano spazio a nuove e lontane pianure e steppe infinite, bagliori artificiali e fragore di cannone.

Mi rendo conto che il tempo è andato ormai! Che stiamo precipitando oltre la china verso e dentro una voragine priva di orizzonti, buia e sterile come un deserto lunare. Non ci sono aquiloni (laggiù) dove il vento non arriva, non ci sono prati lungo le rive di fiumi prosciugati. E non ci saranno più storie da narrare.


Prefabbricati industriali al posto dei vigneti
Prefabbricati industriali al posto dei vigneti

Sto perdendo i racconti di mio padre, le voci del mio paese e gli odori della mia piazza. Sono persuaso che il futuro non è bianco e non è nero o rosso, non volge a destra e non guarda a sinistra: il futuro è dell’acqua, dell’aria e del sole. Le battaglie degli uomini per la continuazione degli uomini sono destinate alla sconfitta. E non ci sono guerre sconfitte dalla pace.



Cerco allora un angolo dove poter meglio osservare ciò che ho e ciò che mi rimane.

Come un pittore impressionista disteso “en plein air” sull'ultima erba o seduto su di uno sgabello basso sotto un cielo quasi francese. In attesa di una piccola pioggia dopo un grande sole e dell'ineffabile petricore ad avvolgere il tardo pomeriggio.


In attesa di altri orizzonti verticali. In attesa di orizzonti senza parole.



1 Comment


Guest
Jan 10

"Platani maestosi dalla pelle come leopardo albini"

Questa frase è bellissima. Così come è il resto del tuo racconto. Dove percepisco un velo di tristezza e rassegnazione. Condivisibile e giustificata. Tuttavia mi sono lasciato trasportare in questo affascinante sguardo lontano.


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